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La storia della bandiera PDF Stampa E-mail

Già nel 1986 il cav. Candido Degiampietro, storico e ricercatore della nostra Valle, aveva sollevato il problema della Bandiera attualmente in uso da parte della Magnifica Comunità di Fiemme e dell’opportunità della sua sostituzione con l’unica bandiera storica esistente, vale a dire quella donatale dall’Arciduca d’Austria Carlo Lodovico.
Per ben comprendere la vicenda legata all’utilizzo, a partire dal secondo dopoguerra, come bandiera della Magnifica “di uno strano e inspiegabile tricolore francese con in campo lo stemma della Magnifica Comunità” come annota testualmente il Degiampietro, è necessario effettuare una breve ricognizione nel periodo napoleonico, quando la Comunità venne privata della sua autonomia politica e le antiche Regole furono sciolte e sostituite con i Comuni di nuova istituzione.

magnifica comunità di Fiemme - la bandiera


Don Giorgio Delvai, altro insigne studioso di storia locale, riporta che già nel 1509, al tempo dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo, “i soldati di Fiemme, suddivisi per Regola avevano un vessillo di combattimento ad essa riferito”.
Nei secoli successivi e sino al loro scioglimento avvenuto nei primissimi anni del 1800, le singole Regole di Fiemme furono perciò titolate ad avere una propria bandiera, solitamente custodita nella “casa di Regola”  dove veniva esposta in certe ricorrenze o sventolata in pubblico dal Bandierale del paese, assistito dai vari accompagnatori, in occasione delle più importanti festività  annuali o in circostanze straordinarie.
Col nuovo ordinamento istituzionale entrato in vigore con il Governo Franco Bavarese e confermato dopo il Congresso di Vienna del 1815, furono i Comuni, arricchiti di nuove e più complesse competenze rispetto alle antiche Regole, a rappresentare le popolazioni, organizzandone i territori e lo sviluppo, e furono pertanto i Comuni ad essere titolati a dotarsi di una bandiera, che spesso riportava i colori già in uso sugli stendardi della corrispondente Regola soppressa: valga per tutti l’esempio del Comune di Cavalese. I colori e gli stemmi comunali vennero poi nuovamente definiti per i paesi principali durante il ventennio compreso fra i due conflitti mondiali, mentre i paesi minori provvidero a dotarsi di bandiera e stemma negli anni tra il 1980 ed il 1985 su sollecitazione del governo provinciale.

La Magnifica Comunità di Fiemme ottenne il proprio stemma ufficiale dal Principe Vescovo Lodovico Madruzzo nel 1587, come segno di alta distinzione per i meriti acquisiti. Tuttavia l’Ente in quanto tale non ebbe sino alla metà del 1800 una propria bandiera, perchè, come si è detto, erano le singole Regole ad avere titolo per l’uso di un proprio vessillo in tempo di pace e di guerra, dal momento che esisteva, come rileva Tullio Sartori Montecroce “una certa autonomia delle singole Regole sia di carattere amministrativo, sia nell’impiego della polizia di Regola”.
Con il ridisegno dell’ordine europeo conseguente al Congresso delle Nazioni del 1815, il territorio del disciolto Principato Vescovile di Trento  - che per sette secoli era già stato parte integrante del Sacro Impero Romano Germanico - divenne porzione della Contea Principesca del Tirolo, e quindi dell’Impero d’Austria, mentre negli anni successivi i Comuni della nostra Valle, divenuti eredi delle vecchie Regole comunitarie ormai abolite, andarono a costituire assieme a quelli di Fassa il Capitanato Distrettuale con sede a Cavalese.

Alla Magnifica Comunità, anch’essa privata delle antiche prerogative di autonomia che ne avevano accompagnato la storia e lo sviluppo economico fino ai primissimi anni dell’Ottocento, pur con poteri politici limitati rispetto al passato e con poche altre competenze accessorie in più, fu concessa la sola gestione del proprio patrimonio forestale, rimanendo comunque depositaria del suo illustre passato, documentato da sette secoli di storia, durante i quali l’Ente era stato diretto artefice della crescita sociale ed economica della gente di Fiemme.
A metà dell’Ottocento la Comunità provvide all’acquisizione dell’ex Palazzo Vescovile (l’attuale sede), ormai da decenni inutilizzato a seguito dell’abolizione del Principato avvenuta un cinquantennio prima. Fu all’indomani di quell’importante acquisizione che l’11 giugno 1858 l’Arciduca Carlo Lodovico d’Asburgo - fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe - venne in visita ufficiale in Val di Fiemme e a Cavalese, per l’inaugurazione del nuovo poligono di tiro al bersaglio. All’incontro con le autorità valligiane l’Arciduca constatò che, a differenza dei Comuni principali le cui delegazioni erano convenute a Cavalese ad accoglierlo solennemente, la Magnifica Comunità era priva di una propria bandiera di rappresentanza.

In margine alla visita quindi, trovandosi al Palazzo della Magnifica Comunità l’Arciduca, che era anche Luogotenente Imperiale per il Tirolo, prese l’impegno di dotarlo di una nuova bandiera di rappresentanza. Poco più tardi fece quindi inviare in dono alla Magnifica Comunità una bandiera in pura seta, con le dimensioni m. 1,60 x 1,60 con i colori bianco rosso e bianco verde e un nastro riportante la scritta “Arciduca Carlo Lodovico d’Austria” e la data “1858” da conservare come vessillo dell’Ente ed emblema comunitario come era detto nella lettera accompagnatoria. A seguito della donazione, evento senza precedenti che venne riservato unicamente alla Magnifica Comunità di Fiemme, il Consesso e gli undici Capicomune del nesso comunitario risposero per iscritto “con un indirizzo di ringraziamento ed omaggio”.

Dopo la parentesi forzosa provocata dallo scoppio della seconda guerra d’indipendenza (1859) e a due anni esatti dalla visita dell’ Arciduca Carlo Lodovico, l’11 giugno 1860, la bandiera fu benedetta nella Chiesa Arcipretale di Cavalese nel corso di una solenne funzione religiosa e consegnata al Presidente della Magnifica Comunità dall’Imperial – Regio Capitano distrettuale Giuseppe Strobele: da quel giorno e sino alla fine del 1918 la bandiera sfilò ogni anno in testa ai reparti dei bersaglieri (Schützen) di Fiemme in occasione delle feste nazionali e venne utilizzata come vessillo di rappresentanza dalla Magnifica Comunità in ogni ricorrenza.

Col passaggio all’amministrazione italiana dopo la fine del conflitto mondiale, la bandiera, privata dello stemma imperiale austriaco, scampò alla requisizione ed alla distruzione, sorte riservata a tante altre bandiere di istituzioni e associazioni, ma  fu messa in disparte. Al suo posto, nel primo dopoguerra e durante il ventennio del Fascismo, venne impiegata nelle cerimonie pubbliche la bandiera del Comune di Cavalese con i colori della vecchia Regola, mentre il Comune era rappresentato dal gonfalone municipale riportante gli stessi colori, questo probabilmente ad iniziativa dell’avv. Bruno Mendini, che per anni fu contemporaneamente Presidente della Magnifica Comunità di Fiemme e Podestà di Cavalese.

Finita la seconda guerra mondiale, nella nuova atmosfera di libertà e di volontà di rinascita economica, legata alla ricostruzione, conclusosi anche il lungo periodo delle amministrazioni commissariali dell’Ente, nel corso del 1947, su suggerimento di alcuni Vicini di Cavalese si provvide alla realizzazione di una nuova bandiera, sottacendo il fatto che la Comunità disponeva già del suo vecchio vessillo. Venne così inventata l’attuale bandiera, che peraltro non è stata né concessa né riconosciuta da Istituzioni superiori, e non trova neppure effettivi fondamenti araldici. Data la particolare temperie socio – politica degli anni immediatamente successi al secondo conflitto mondiale i colori libertari del tricolore francese furono, in un certo senso, preferiti, a quelli riportati dall’antico vessillo comunitario, che nelle sue origini sembrava richiamare eccessivamente i tempi del governo austriaco. Tale coincidenza, tuttavia, è in effetti piuttosto aberrante se si pensa che la Magnifica Comunità di Fiemme con le bandiere bianco – verdi delle sue milizie volontarie combatté due campagne di guerra contro le truppe francesi che avevano nel tricolore il loro riferimento ideale.

La bandiera comunitaria con i colori bianco rosso e bianco verde rappresentò la Magnifica Comunità di Fiemme per 60 anni, dal 1858 alla fine del 1918, rimanendo quindi in disparte per i successivi 29 anni. Il ripristino del vessillo del 1858, vivamente auspicato dal cav. Candido Degiampietro già nel 1986 e sostenuto nei libri di cui fu autore, altro non è che il recupero di una tradizione ampiamente documentata che, oltretutto, vanta anche in sede storica un’origine illustre e di grande prestigio.

 

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